L’Italia non entrerà in guerra con l’Iran e non parteciperà all’operazione militare condotta da Stati Uniti e Israele contro il regime di Teheran. Lo ha ribadito la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo al Senato nelle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo, dedicate in larga parte alla crisi in Medio Oriente e alle sue ricadute politiche ed economiche.
“La crisi in Medio Oriente è una delle più complesse degli ultimi decenni e impone di agire con serietà”, ha dichiarato la premier, collocando l’escalation militare in un contesto di crescente instabilità del sistema internazionale. “È in questo contesto di crisi del sistema internazionale, nel quale le minacce diventano sempre più spaventose e si moltiplicano gli interventi unilaterali condotti fuori dal perimetro del diritto internazionale, che dobbiamo collocare anche l’intervento americano e israeliano contro il regime iraniano”.
Meloni ha chiarito che Roma non è coinvolta nell’operazione militare. “Quello di Usa e Israele in Iran è un intervento a cui l’Italia non prende parte e non intende prendere parte. Noi non siamo in guerra e non vogliamo entrare in guerra”, ha affermato.
Allo stesso tempo, la presidente del Consiglio ha sottolineato che l’Europa non può ignorare i rischi legati alle ambizioni nucleari di Teheran. “Non possiamo permetterci un regime degli ayatollah in possesso dell’arma nucleare, unita a una capacità missilistica che potrebbe presto essere in grado di colpire direttamente l’Italia e l’Europa ancora di più”, ha detto.
Secondo la premier, l’Italia continuerà a lavorare con i partner europei e internazionali per favorire una de-escalation e valutare possibili margini per un ritorno della diplomazia, anche se questo scenario resta difficile “finché l’Iran continua gli attacchi”.
Carburanti e possibili tasse contro la speculazione
Nel suo intervento Meloni ha dedicato ampio spazio anche alle possibili ricadute economiche della crisi, in particolare sui prezzi dell’energia.
Il governo, ha spiegato, sta monitorando l’andamento dei carburanti e non esclude interventi contro eventuali fenomeni speculativi. “Il messaggio che voglio dare agli italiani ma anche a chi dovesse pensare di sfruttare questa situazione per arricchirsi sulla pelle dei cittadini e delle imprese è: prudenza”, ha affermato. “Faremo tutto quello che possiamo per impedire che si speculi sulla crisi, compreso se necessario recuperare i proventi della speculazione con una maggiore tassazione delle aziende che ne fossero responsabili”.
Tra le misure allo studio c’è anche l’attivazione delle cosiddette accise mobili, un meccanismo che consentirebbe di ridurre temporaneamente il peso fiscale sui carburanti nel caso di aumenti prolungati dei prezzi.
Le proposte italiane all’UE sull’energia
Meloni ha indicato anche alcune iniziative che Roma intende portare al tavolo europeo per limitare gli effetti della crisi energetica, tra cui la sospensione dello European Union Emissions Trading System (ETS). Tale richiesta incontra resistenze in Europa, con la vicepresidente esecutiva della Commissione UE, Teresa Ribera, che martedì rispondendo a una domanda durante la presentazione del pacchetto “Energia per i cittadini” ha affermato che abolire l’ETS “potrebbe essere un errore enorme”, incidendo anche sulla competitività europea.
“In attesa della revisione annunciata, stiamo chiedendo di sospendere urgentemente l’applicazione dell’ETS alla produzione di elettricità da fonti termiche, cioè dal termoelettrico”, ha spiegato la premier. Secondo il governo italiano si tratta di una misura necessaria almeno fino a quando i prezzi globali delle fonti fossili non torneranno ai livelli precedenti alla crisi in Medio Oriente.
La sospensione dell’ETS non è però l’unica proposta. Roma intende intervenire anche sui costi regolatori e infrastrutturali del gas, che secondo l’esecutivo contribuiscono ad amplificare artificialmente il prezzo finale dell’energia.
Tra le opzioni allo studio figura la creazione di un servizio di liquidità del gas a disposizione del gestore del sistema di trasmissione nazionale. Il meccanismo consentirebbe di individuare fornitori disposti a immettere gas sul mercato a prezzi prestabiliti in caso di emergenza, attraverso procedure competitive.
Basi Usa e ruolo del Parlamento
La premier ha affrontato anche la questione dell’eventuale utilizzo delle basi militari italiane da parte degli Stati Uniti, tema al centro delle polemiche politiche negli ultimi giorni.
Meloni ha chiarito che non è arrivata alcuna richiesta da Washington. Qualora dovesse arrivare, ha spiegato, la decisione spetterebbe al governo ma verrebbe comunque condivisa con il Parlamento.
“Le basi concesse agli Usa dipendono da accordi bilaterali che sono stati aggiornati da governi di ogni colore”, ha ricordato. “Se dovesse giungere una richiesta, la decisione sarebbe presa nel rispetto di questi accordi e coinvolgendo il Parlamento”.
La presidente del Consiglio ha inoltre sottolineato che la posizione italiana non è diversa da quella di altri partner europei, citando in particolare la Spagna, che ha dichiarato che le proprie basi possono essere utilizzate solo nell’ambito degli accordi bilaterali esistenti con gli Stati Uniti.
Libano e sicurezza dei militari italiani
Meloni ha richiamato l’attenzione anche sulla situazione in Libano, definita “delicata”, dove oltre mille militari italiani sono impegnati nella missione ONU Unifil.
La premier ha riferito di aver parlato con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, ribadendo la contrarietà dell’Italia a un’escalation del conflitto pur riconoscendo il diritto di Israele a difendersi dagli attacchi di Hezbollah. Allo stesso tempo ha chiesto che venga garantita in ogni momento la sicurezza dei militari italiani presenti nella missione.
Condanna per la strage delle bambine in Iran
Durante l’intervento Meloni ha anche ricordato l’attacco alla scuola femminile di Minab, nel sud dell’Iran, in cui sono morte oltre cento persone, in gran parte bambine.
“Intendiamo far sentire la nostra voce affinché, nel perdurare delle azioni militari, venga preservata l’incolumità dei civili, a partire dai bambini”, ha dichiarato la premier, esprimendo la condanna del governo per la strage e chiedendo che vengano accertate le responsabilità.
Il passaggio ha raccolto l’unico applauso bipartisan dell’Aula.
Difesa europea e fianco sud
Nel suo discorso Meloni ha inoltre sottolineato la necessità di rafforzare la difesa europea “a 360 gradi”, ricordando che l’attenzione dell’UE non può concentrarsi solo sul fianco orientale ma deve tenere conto anche delle minacce provenienti dal Mediterraneo e dal Medio Oriente.
“La prontezza europea della difesa va sviluppata proteggendo sia il fianco est sia il fianco meridionale”, ha detto.
Il dossier migranti e i centri in Albania
La presidente del Consiglio ha infine difeso il progetto dei centri per migranti in Albania, sostenendo che il meccanismo è pienamente compatibile con il diritto europeo e internazionale.
“L’Europa dice chiaramente, nero su bianco, che il governo italiano ha tutto il diritto di far funzionare i centri in Albania”, ha affermato, criticando le decisioni di alcuni tribunali italiani che hanno bloccato i trasferimenti.
Secondo Meloni si tratta di pronunce che “non trovano giustificazione nella normativa italiana, nella normativa europea e neppure nel buonsenso”.
Appello alla coesione politica
La premier ha anche respinto le accuse delle opposizioni secondo cui il governo sarebbe allineato alle decisioni di Washington o isolato in Europa.
“Qui non c’è un governo complice di decisioni altrui, né tantomeno isolato in Europa, né colpevole delle conseguenze economiche che la crisi può avere su cittadini e imprese”, ha dichiarato.
Meloni ha quindi rivolto un appello alla coesione politica, sostenendo che l’Italia sta affrontando “uno dei tornanti più complessi degli ultimi decenni” e che, in una fase di forte instabilità internazionale, sarebbe auspicabile che il paese “parlasse con una sola voce”.

